Ulisse - Senza Nome

Ulisse - Senza Nome

  • Year of release: 2007
  • Language: Italian
  • Duration: 11:45

Below is the lyrics of the song Ulisse , artist - Senza Nome with translation

Lyrics " Ulisse "

Original text with translation

Ulisse

Senza Nome

Vento in poppa, leva l’ancora! Vele al vento!

Già cammina l’orizzonte verso me

Mi saluta il porto con le sue certezze

Cancellate dalla spuma delle onde

Sensazioni e sentimenti mi tormentano

E le idee mi danno infelicità

Ma il dolore interiore e circostante

Già sottende la mia precarietà

Mi potrebbe esser d’aiuto perlomeno

Scaricarne le responsabilità

Ma i Ciclopi e le Sirene — in cui mi imbatterò

Li ho creati e li combatto dentro me

E si afferma in quella consapevolezza

Quest’angoscia verso la mia nullità

Ma scappare via non servirebbe a niente

E parlarne forse meno… chi lo sa!

Angosciare i miei compagni dei miei dubbi

O tacere e tenerli tutti in me

O convincerli illudendomi da solo

Che son frutto della mia volontà

Avrei voglia che fossero tumori

Cellule impazzite dentro la realtà

Come un sasso che blocca un ingranaggio

Una parte di universo — che si ribella a sé

Fuggirebbero i miei dubbi un po' dal gioco

Anche tutto quanto il male accetterei

Se potessi fare conto almeno un poco

Su di un’ombra di creativa libertà

Smetterei di domandarmi «Dove sono?»

Se sto andando nella direzione giusta

Anche in un’esistenza così angusta

Il malessere sussurra che ci sei

E il problema ancor più grande è proprio questo

Che non credo in fondo più alla libertà

Ed in me si è innescato un meccanismo

Tale che indietro non ci torno più

«O frati», dissi, «che per cento milia

Perigli siete giunti a l’occidente

A questa tanto picciola vigilia

D’i nostri sensi ch'è del rimanente

Non vogliate negar l’esperïenza

Di retro al sol, del mondo sanza gente

Considerate la vostra semenza:

Fatti non foste a viver come bruti

Ma per seguir virtute e canoscenza"

Li miei compagni fec’io sì aguti

Con questa orazion picciola, al cammino

Che a pena poscia li avrei ritenuti;

E volta nostra poppa nel mattino

De' remi facemmo ali al folle volo

Sempre acquistando dal lato mancino

Tutte le stelle già de l’altro polo

Vedea la notte, e 'l nostro tanto basso

Che non surgëa fuor del marin suolo

Cinque volte racceso e tante casso

Lo lume era di sotto da la luna

Poi che 'ntrati eravam ne l’alto passo

Quando m’apparve una montagna, bruna

Per la distanza, e parvemi alta tanto

Quanto veduta non avëa alcuna

Noi ci rallegrammo, e tosto tornò in pianto;

Ché de la nova terra un turbo nacque

E percosse del legno il primo canto

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;

A la quarta levar la poppa in suso

E la prora ire in giù, com’altrui piacque

Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso"

(Divina Commedia — Inferno XXVI — vv. 112−142)

Allora issatemi la randa! Avanti tutta!

Con la prua diritta alle colonne d’Ercole

Consapevole della mia morte certa

Affrontando quel destino che non scelsi

Ed il cuore mio rimpiangerà Penelope

Quando questa nave precipiterà

E la sete di sapere avrà la meglio

Nel momento in cui con me lei finirà

Dovrò rinunciare ad Itaca sereno

Dovrò ammettere che l’isola non c'è

Senza bussola non si esce dall’oceano

Quando le correnti ormai ti sono contro

La tua rotta e il tuo cammino sono persi

Se non tieni sempre in mente dove vai

Se la meta del tuo viaggio non ricordi

Se la meta non l’hai conosciuta mai

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